GNATOLOGIA

E’ noto come le articolazioni temporo-mandibolari siano frequentemente sede di rumori o di disturbi caratterizzati da limitazione dei movimenti e/o dolore, che nel loro complesso vengono anche definititi come Disordini Cranio-Cervico-Mandibolari (DCCM).

Pur essendo interessati entrambi i sessi e tutte le fasce d’età, risultano particolarmente colpite le adolescenti e le donne di età compresa fra i trenta e i quaranta anni.

I disturbi possono variare molto in rapporto allo stato emotivo e comunque essere provocati da cause che, secondo i dati forniti dalla letteratura scientifica, non dipendono dalla occlusione dentale; noi riteniamo comunque che una buona occlusione e quindi un buon funzionamento della bocca, pur non assicurando la guarigione della patologia delle articolazioni temporo-mandibolari, possa apportare significativi benefici e migliorare la prognosi.

Molti casi di disordini cranio-cervico-mandibolari (DCCM) sono talvolta male interpretati e quindi gestiti in modo non corretto da molti dentisti, perché la cosiddetta "deformazione professionale" tende a focalizzare l'attenzione sulla bocca e impedisce talvolta di dare il giusto peso al fatto che le articolazioni temporomandibolari (ATM) e la muscolatura correlata condividono la natura di tutte le altre articolazioni e sono dunque soggette a una ampia gamma di situazioni disfunzionali o patologiche, di origine diversa ma con sintomatologia clinica in parte sovrapponibile.

In tali casi è illusorio attendersi benefici sostanziali da terapie esclusivamente odontoiatriche, non accompagnate da specifica terapia antinfiammatoria, antireumatica, fisioterapica, osteopatica, ecc.

La bocca ha solo le apparenze di un dispositivo meccanico ed è invece una realtà biologica ben più complessa, guidata da risposte riflesse e non da incastri di ingranaggi; non si deve comunque dimenticare che un’anatomia molto sfavorevole non può "ospitare" una buona funzione e che da questo punto di vista è evidente che l’odontoiatria svolge un ruolo fondamentale nel riequilibrio morfologico dell’apparato stomatognatico.

Un elemento fondamentale per attribuire responsabilità patologiche all'occlusione consiste nella presenza di precontatti e/o interferenze che provocano uno slittamento della mandibola, mentre malocclusioni anche importanti, con occlusione stabile, possono essere ben tollerate.

Gli altri meccanismi spesso presenti nei casi con sintomi evidenti sono rappresentati da serramento e bruxismo, notoriamente influenzati dallo stato psichico dei soggetti interessati, che peraltro influenza anche notevolmente la percezione soggettiva del dolore.

L’osservazione clinica sembra confermare che la sintomatologia insorge quando alla scorretta modalità di combaciamento tra le arcate si somma una forza intensa che agisce per un periodo di tempo protratto, mentre non mancano i casi in cui sono presenti solo due dei fattori menzionati. Nell’ambito della odontoiatria si segnale per efficacia la correzione ortodontica delle malocclusioni, in particolare dei soggetti in crescita, nei quali l’intervento precoce intercetta ed annulla (o perlomeno migliora) difetti che, se trascurati, inducono un adattamento sfavorevole della crescita, rendendo di fatto incorreggibile il problema. Il presupposto teorico dell’ortodonzia precoce si basa sull’osservazione che la rimozione delle cause favorisce una crescita più armoniosa mentre il persistere dei difetti provoca alterazioni dello sviluppo: quanto più precocemente verrà interrotto il circolo vizioso, tanto più evidente e stabile sarà il beneficio.

Negli adulti un dispositivo di deprogrammazione occlusale, comunemente chiamato “bite”, molto spesso è in grado di controllare rapidamente sintomatologie dolorose, anche importanti, sia a carico dell'apparato stomatognatico sia a carico del collo.

Non di rado la sola terapia ortodontica permette di risolvere seri quadri clinici con importanti disturbi cranio-cervico-facciali; da questo punto di vista l’aspetto più negativo consiste nell’impossibilità pratica di prevedere in modo attendibile quali casi potrebbero trarre beneficio dall’ortodonzia e quali no. . Come già accennato, esistono casi in cui modificazioni posturali della mandibola nocive sono prodotte da adattamenti conseguenti ad alterazioni situate altrove e, in particolare, nel rachide cervicale, spesso bersaglio di traumi e/o di sollecitazioni improprie.

Per quel che riguarda la prevenzione basata sul controllo di certe abitudini che sollecitano abnormemente il tratto cervicale della colonna vertebrale, come leggere sdraiati con un cuscino ripiegato sotto la nuca o con il mento appoggiato sull’avambraccio, o di certe posizioni inconsciamente assunte e mantenute per molte ore al giorno durante l'attività lavorativa.