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Un tempo l’ortodonzia aveva prevalentemente lo scopo di risolvere le anomalie dell’occlusione dovute a irregolarità di posizione dei denti e/o di forma delle arcate comunemente chiamate malocclusioni.
Più spesso, specialmente dopo la cura ortodontica, è necessario estrarre i denti del giudizio per prevenire numerose situazioni dannose per la salute di denti e tessuti adiacenti, per evitare problemi occlusali oppure per stabilizzare la forma e la funzione delle arcate. I denti inclusi, quei denti cioè che non hanno raggiunto la corretta posizione in arcata in epoca opportuna come accade, ad esempio, con discreta frequenza a livello dei canini superiori, nei soggetti giovani di solito possono essere recuperati per mezzo di un piccolo intervento chirurgico ambulatoriale seguito dalla trazione ortodontica. Superata l’adolescenza esiste il rischio, non prevedibile e che tende ad aumentare con l’età, che il dente incluso sia anchilosato, cioè intimamente aderente all’osso al punto da non poter eseguire nessun movimento, rendendo impossibile il recupero. Alcune malocclusioni, quali la III classe scheletrica o le eccessive variazioni della dimensione verticale della faccia possono accentuarsi progressivamente per effetto della crescita o essere in ogni modo scarsamente modificabili con la terapia ortodontica. In questi casi la prognosi può essere sciolta solo al termine dell’accrescimento mentre la correzione definitiva può richiedere un intervento chirurgico. Per gli aspetti specifici inerenti la chirurgia maxillo-faciale, di pertinenza ospedaliera, si può consultare l’apposito paragrafo. Caratteristiche generali del trattamento ortodontico La durata del trattamento ortodontico dipende da numerosi fattori alcuni dei quali solo in parte prevedibili come, per esempio, una crescita sfavorevole che tenda ad accentuare il difetto iniziale o come un movimento dei denti più lento rispetto alle aspettative o, ancora, una scarsa collaborazione del paziente nel seguire le prescrizioni. Fermo restando che, compatibilmente con le condizioni di salute generali e locali, non ci sono limiti di età per le cure ortodontiche, l’epoca ideale di inizio del trattamento dipende strettamente dalla diagnosi e perciò può variare molto da caso a caso. Generalmente si considera che il momento più propizio per intraprendere una cura ortodontica classica corrisponda alle ultime fasi della dentatura mista, condizione che si verifica in media intorno agli 11-12 anni di età. Quando, però, si diagnostica precocemente una malocclusione di natura ossea, è utile eseguire subito un ciclo di terapia, anche se sono presenti in bocca solo denti da latte, per poter ottenere modificazioni delle strutture ossee più difficili o addirittura impossibili in età più avanzata. Tra le situazioni che possono richiedere una correzione ortopedica segnaliamo per frequenza di indicazioni e per efficacia dei mezzi a disposizione i casi di deficit di sviluppo del mascellare che possono essere corretti piuttosto facilmente sia in senso trasversale che in senso antero-posteriore, già a partire dall’età di 4 anni. Il presupposto teorico dell’ortodonzia precoce, chiamata più correttamente “intercettiva”, si basa sull’osservazione che la rimozione delle cause influenza positivamente la crescita e che, quanto più precocemente verrà interrotto il circolo vizioso, tanto più evidente e stabile sarà il beneficio. I casi trattati con terapia intercettiva devono in seguito essere controllati con regolarità perché di solito sono necessari ulteriori periodi di cura perché la crescita tenderà inevitabilmente a riproporre, almeno in parte, la malocclusione . Tra le cause delle malocclusioni bisogna ricordare le funzioni alterate, quali la respirazione orale, la deglutizione atipica, che possono avvalersi di terapie correttive basate su specifici esercizi di rieducazione muscolare. Stabilità dei risultati Generalmente alla fine della cura ortodontica viene programmato un periodo di contenzione, con apparecchi più semplici e di uso più ridotto nel tempo, che permettono ai denti di stabilizzarsi nella nuova posizione. In risposta a particolari rischi di recidiva di limitati settori della bocca, talvolta i dispositivi di contenzione adottati devono essere portati molto a lungo se non addirittura per tutta la vita, per opporsi alla possibile ricaduta. Un esempio tipico è rappresentato dagli incisivi inferiori che mantengono una inesauribile tendenza ad affollarsi, anche nei casi trattati con estrazione di denti permanenti. Alcuni aspetti pratici Nel corso della cura la pressione e/o la trazione esercitate sui denti possono talvolta provocare sensazioni sgradevoli di indolenzimento o di tensione, destinate peraltro ad esaurirsi in breve tempo. Le piccole irregolarità che caratterizzano la superficie degli apparecchi possono provocare piccole lesioni o irritazioni delle mucose, dalle quali ci si può difendere applicando un leggero strato di materiale protettivo, sulle asperità del metallo. Allergie ad alcune sostanze utilizzate nella costruzione degli apparecchi sono possibili; spesso i segni clinici iniziali, rappresentati generalmente da ipertrofia gengivale in assenza di placca batterica, sono molto sfumati e possono sfuggire anche ad un osservatore esperto. I casi più gravi possono presentare sensazione di bruciore, arrossamento e desquamazione delle mucose e della cute delle labbra o arrivare a provocare sintomi anche a carico di altri organi. Riassorbimenti radicolari possono talvolta verificarsi nel corso del trattamento; si tratta di un fenomeno spesso imprevedibile che può manifestarsi a carico di uno o più denti. Salvo in rarissimi casi di particolare gravità, l’accorciamento delle radici non provoca apprezzabili conseguenze sulla salute e sulla stabilità dei denti. |
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